Armonie Musicali Caterinesi nasce nel 2026, ma non nasce dal nulla. Alle sue spalle ci sono sessant'anni di volontariato musicale a Santa Caterina Villarmosa: un'esperienza di comunità passata di maestro in maestro, che ha avuto molti nomi senza mai interrompersi.
Le radici di Armonie Musicali Caterinesi non stanno in un edificio e nemmeno in un atto costitutivo. Stanno nell'esperienza che i suoi soci e i suoi volontari hanno maturato in decenni di volontariato musicale nel paese: chi ha suonato, chi ha insegnato, chi ha tenuto in piedi le prove e organizzato le uscite quando non c'era né un compenso né una struttura alle spalle.
Quell'esperienza si è formata in larga parte — ma non soltanto — dentro il gruppo che dalla metà degli anni Sessanta ha portato avanti il corpo bandistico caterinese, e che nel 1985 ha preso la forma di associazione con il nome di Filarmonica Caterinese «Mimì Di Martino». Prima di allora non era un ente: era un gruppo di persone del paese che si trovavano per suonare, e che si riconoscevano nella guida di un maestro.
È un filo che si segue tappa per tappa: il gruppo raccolto attorno al Maestro Pasquale Ippolito, poi la guida del Maestro Mimì Di Martino dal 1966, poi i maestri venuti dopo, poi l'associazione. Sono cambiati i nomi e la veste giuridica; la pratica no: gente del paese che fa musica con altra gente del paese, e che la insegna ai ragazzi perché qui, altrimenti, non gliela insegna nessuno.
Armonie Musicali Caterinesi è l'ultimo capitolo di quella stessa esperienza. La linea del tempo che segue non è la storia di un'istituzione: è la storia di una continuità.
Le tappe di questa storia, dal gruppo di musicanti che accompagnava le feste del paese fino a oggi.
A Santa Caterina Villarmosa si suona già: un gruppo di musicanti del paese accompagna le feste, le processioni, le ricorrenze, sotto la guida del Maestro Pasquale Ippolito. Non c'è ancora un'associazione né uno statuto: c'è una comunità che suona. Da quanto tempo lo facesse, e con quale nome, è ancora da accertare: la ricerca è in corso, e chi ricorda può aiutarci.
Mimì Di Martino assume la direzione del gruppo, che da allora porta il nome del Maestro Pasquale Ippolito, da poco scomparso. Lo guiderà per quindici anni, in forma di puro volontariato e senza alcun ritorno personale. È in questi anni che prende forma il modo di lavorare che l'esperienza si porterà dietro: si insegna a chi vuole imparare, e non si lascia indietro nessuno.
La malattia costringe il Maestro Di Martino a lasciare. La direzione passa al Maestro Nino Dell'Utri, che raccoglie l'eredità e la porterà avanti per oltre un quarantennio, con lo stesso spirito di volontariato.
Il 23 settembre il gruppo si costituisce formalmente in associazione culturale musicale e prende il nome del Maestro Di Martino: nasce la Filarmonica Caterinese «Mimì Di Martino», il cui statuto accoglie al proprio interno il corpo bandistico, allora guidato dal Maestro Dell'Utri. È il primo passaggio da esperienza comunitaria a soggetto giuridico: cambia la veste, non le persone né il modo di lavorare.
Dopo oltre vent'anni di direzione, il Maestro Dell'Utri consegna la bacchetta al Maestro Pasqualino Gangi, che guiderà la banda per i successivi otto anni.
Il Maestro Gangi lascia la direzione, che viene assunta dal Maestro Giuseppe Sottosanti.
Volontari e operatori che per decenni hanno dedicato la propria opera al volontariato musicale del paese costituiscono una nuova Associazione di Promozione Sociale, iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore il 4 marzo 2026. È la forma nuova di un'esperienza lunga sessant'anni. Con la Filarmonica viene sottoscritto un Protocollo d'Intesa per realizzare insieme le attività bandistiche.
Dentro AMC prende due forme: la Scuola di Musica, perché il testimone possa continuare a passare di mano, e il Corpo Bandistico «Mimì Di Martino», che porta quel nome per una ragione precisa — spiegata nella sua pagina. È il corpo bandistico di domani che si forma oggi.
Fotografie, manifesti, programmi di sala, registrazioni. Molto materiale è ancora in album e cassetti privati, e non è solo questione di conservarlo: chi sa riconoscere i volti in quelle foto non sarà qui per sempre. Raccoglierlo e datarlo, adesso, è la cosa più urgente di tutte.
L'archivio sarà pubblicato qui: ogni immagine con la sua data, l'occasione in cui fu scattata e il nome di chi l'ha messa a disposizione.
Anche una sola fotografia, anche sfocata, può essere l'unica testimonianza rimasta di una serata. Il materiale viene restituito, e chi lo mette a disposizione viene citato.